Counselor analitico transazionale, Paola è esperta di relazioni, con particolare focus su quella genitori-figli, sulla coppia e sul fine Vita.

Ci sono persone che riescono a fare dei propri talenti e passioni un lavoro. Paola Mazzola è una di queste. Al centro del suo operato come counselor c’è la relazione, <<in primis quella tra genitori e figli – sottolinea con un sorriso – ma anche quella di coppia>>. L’accompagnamento al fine Vita è un altro dei suoi punti di forza. La cosa che reputo più interessante di Paola, come di altri dei membri dell’Associazione Nazionale Rainbow Wellness, è come e perché è diventata counselor, perché questo viaggio parla profondamente di lei, anche come professionista.

L’Anima si muove sempre, se la si sa ascoltare

Come tanti ragazzi e ragazze della sua generazione, così come della mia, Paola non ha avuto molta voce in capitolo nella sua formazione. Racconta: <<sono sempre stata estremamente interessata all’altro e ho sempre desiderato lavorare nella relazione di aiuto, ma i miei genitori avevano altri piani in mente per me. E così, finite le scuole medie, sono stata iscritta a un Liceo Linguistico, forse tra le scuole meno adatte a me, considerando che probabilmente ho una lieve dislessia>>. Forgiata nel senso del dovere e del perfezionismo, Paola ha lavorato sodo e si è diplomata nonostante le difficoltà, vedendo la fine del Liceo come inizio di un percorso più affine alle sue caratteristiche e ai suoi desideri. <<Il mio obiettivo era di iscrivermi a Psicologia, ma anche questa volta non ottengo l’appoggio necessario da parte della famiglia. Ai tempi la sola Facoltà di Psicologia esistente in Italia era a Padova e i miei genitori, memori del periodo delle brigate rosse e del rapimento Moro, temevano che mi sarei trasformata in una terrorista in erba- Mi iscrissi quindi allo IULM, alla facoltà di comunicazione che mi introdusse nel mondo aziendale e non a quello del sociale>>, racconta. Eppure, come dice lei stessa, <<l’Anima continuava a muoversi e anche io ho trovato modo di dare voce alla mia vocazione>>. In breve, Paola ha iniziato a fare volontariato presso la Parrocchia milanese di appartenenza, quella di San Pietro in Sala.

L’esperienza del volontariato con i ragazzi

<<La parrocchia, guidata da don Domenico Storri, laureato in psicologia, aveva da poco iniziato un progetto molto ambizioso rivolto all’integrazione di ragazzi con forme di disagio sociale. Si tratta di un progetto ancora in essere, per il quale il don ha ricevuto anche l’Ambrogino d’Oro>>. Un lavoro che, negli anni, è cresciuto e che oggi è riconosciuto anche dal Sistema Sanitario Nazionale e dall’Asl territoriale. In breve, Paola viene prima adeguatamente preparata da professionisti di spessore, con una formazione che non esita a definire “importante”, e quindi inserita nell’equipe come educatore. <<Per 10 anni mi sono impegnata attivamente in questo progetto, crescendo anche personalmente e capendo sempre di più quali fossero gli ambiti del sociale a me più cari. A un certo punto arriva la svolta e capisco che quel lavoro faceva e fa proprio parte di me. Nel frattempo, mio figlio maggiore deve scegliere che percorso di studi fare e ciò mi permette di recuperare un pezzo della mia storia passata: la preziosità del rispettare, in questa scelta, la propria indole personale. Mi ritrovo così a chiedermi cosa posso ancora fare? Scelgo la scuola di counselor a indirizzo analitico transazionale, che in tre anni mi avrebbe permesso di iniziare a operare con l’altro>>. Paola aveva una quarantina di anni, età in cui viene data a ognuna di noi la possibilità di riprendersi parte della propria fanciullezza e di cambiare strada. Sono infatti gli anni in cui si risveglia l’archetipo di Artemide che, con il suo arco, ci aiuta a focalizzare gli obiettivi ancora non realizzati e a trovare la forza di agire. Paola diventa counselor e porta con sè una missione chiara: essere sempre dalla parte dei ragazzi, perché possano trovare la propria voce e avere la forza e l’opportunità di portarla nel mondo. Per questo, dopo i primi tre anni, si specializza tra le altre cose proprio nell’età evolutiva dei ragazzi. <<Oggi gran parte del mio lavoro si svolge proprio nella relazione genitore – figlio. Non è raro che, quando ci vediamo le prime volte, i genitori inizino a parlare male dei propri figli e io li blocco subito, mettendo ben in chiaro che sarò sempre dalla parte dei giovani. Sento il dovere di evidenziare sempre le peculiarità del ragazzo>>. Una missione che nasce certamente dall’essere stata una figlia poco ascoltata, almeno in quest’ambito. <<Sono consapevole che i miei genitori, come tanti genitori della loro generazione, hanno fatto il meglio che potevano. In molte loro azioni era insito il desiderio di darci di più, di proteggerci. E in parte li ringrazio, perché la mia esperienza personale mi permette di cogliere facilmente quando i ragazzi non sono liberi di esprimersi per quello che sono. I miei limiti adolescenziali – sottolinea Paola – sono diventati la mia forza. Per offrire un supporto a 360° lavoro in collaborazione con una collega psicologa, perché mi capita di vedere ragazzi con traumi troppo profondi da essere gestiti da me>>. Un esempio di come ognuno di noi può trasformare il proprio passato, rendendolo forza motrice per il presente.

Il lavoro con le coppie e con il fine Vita

Ci sono almeno altri due momenti nella vita di Paola che oggi si riflettono sul suo lavoro. Il primo riguarda le coppie. <<Per anni io e mio marito abbiamo partecipato alla formazione prematrimoniale nella nostra Parrocchia. Ciò mi ha permesso di cogliere alcuni aspetti importanti nella relazione di coppia. Data questa esperienza, appena mi sono diplomata la Curia mi ha contattata per lavorare in un progetto interessante, che riguarda l’accompagnamento alle coppie separate. Un progetto aconfessionale, aperto a tutti, con percorsi biennali che porto avanti con grande interesse>>. Per completare la propria formazione sulla coppia, Paola ha seguito anche un Master ad hoc, anche per riuscire a individuare in quale fase della relazione la coppia è quando chiede aiuto. <<Ogni relazione può incorrere in cinque fasi, andando dalla massima apertura alla chiusura. Se la coppia arriva che ha ancora energia e desiderio di provare a cambiare gli schemi relazionali, si lavora in quella direzione, altrimenti, se la relazione è troppo sfilacciata, la si accompagna a una chiusura dignitosa>>. L’altro tassello fondamentale è stato il tirocinio della scuola di counselor, svolto presso l’hospice dell’Associazione VIDAS di Milano e hinterland. <<Consapevole che siamo frutto delle opportunità che ci vengono offerte in famiglia, durante il corso di counseling mi sono accorta di non aver mai avuto maestri per poter affrontare il fine Vita. A casa mia la morte era un tema tabù. Per questo, al momento del tirocinio sono entrata a lavorare in hospice nell’equipe degli psicologi. È stato un passaggio di grande trasformazione personale, di valorizzazione della vita fino all’ultimo minuto. Dico sempre che ho trovato più vita lì di quella che vedo in metropolitana la mattina, quando esco per andare in studio. L’insegnamento più grande che ho ricevuto è che, in quel momento, uno deve uscire da sè per pensare al benessere del caro morente, abbandonando ogni forma di egoismo. Farlo non è semplice, per questo può essere utile un accompagnamento>>. In questo tirocinio Paola ha imparato anche come supportare il caregiver, che deve star bene affinché il paziente in fin di vita possa vivere questo ultimo pezzo di viaggio in tranquillità. Ora che conosciamo meglio Paola, vediamo cosa offre nel proprio studio milanese.

I servizi di Paola

Qualità prima di ogni relazione di aiuto è la capacità di ascolto. Ed è proprio da qui che parte anche Paola quando ha a che fare con i propri clienti. <<L’ascolto – spiega – è lo strumento con cui supporto l’altro nel proprio viaggio di autoesplorazione, autodeterminazione e autoaffermazione. L’idea è che ognuno trovi la risposta dentro di sè, perché è già lì e aspetta solo di essere trovata e accolta>>. Oltre a lavorare con le famiglie che vivono momenti di fine Vita, con le giovani coppie, con i ragazzi e con i genitori di adolescenti, Paola offre i propri servizi anche alle aziende, per <<promuovere la salute e il benessere mentale ed emotivo dei lavoratori, al fine di migliorare la qualità della vita sia sul posto di lavoro che al di fuori>>. Paola collabora ancora con la Curia che tanto le ha dato, in particolare per la formazione dei responsabili dei gruppi di accoglienza, e con una nutrizionista, consapevole che <<un sostegno professionale di counseling può aiutare a superare gli ostacoli e a mantenere un approccio positivo e sostenibile anche nel lungo periodo, favorendo il raggiungimento dei propri obiettivi di salute>>. Paola porta tutta la propria passione ed esperienza in ognuno di questi servizi, dando possibilità a chi le si affida di esprimersi al meglio.

Contatti: https://www.paolamazzolacounselor.it/

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